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VILLA PAOLA

Via Saturnia, 56 - 04020
Spigno Saturnia (LATINA)
Tel.: +39 0771 64082
Tel.: +39 320 0793401
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Sito Web: www.villapabla.it

Particolare

UN PO DI STORIA

VASO GRECO:
Ulisse acceca Polifemo
Le navi raggiungono un gruppo di isole fertili, nelle quali c'è abbondanza di acqua dolce, si vedono molte capre selvatiche, ma non abita un solo essere umano. Vedendo a una certa distanza un'isola più importante, Ulisse decide di raggiungerla. A tale scopo si imbarca con dodici uomini e si porta dietro un otre pieno di vino di Ismaro, un vino tanto forte quanto dolce. Quell'isola è ricca di prati lussureggianti su cui pascolano grassi armenti. In una caverna gli uomini scoprono alcuni recinti tenuti in maniera perfetta nei quali sono racchiuse delle pecore. Lungo i muri s'allineano scansie piene di formaggi. I marinai si sentono a disagio, vorrebbero prendere qualche forma di formaggio e andarsene. Ma Ulisse è curioso di vedere chi sia il pastore di quegli armenti. Perciò si nascondono tutti nella caverna e nell'attesa si nutrono di un agnello trovato in un vicino recinto. Scesa la sera, Ulisse e i suoi uomini vedono entrare nella caverna un gigante, con un solo occhio in mezzo alla fronte, che spinge davanti a se un gregge di pecore e porta sulle spalle pesanti tronchi di pino. È un ciclope. Egli chiude la caverna con un macigno enorme e accende un fuoco. Le fiamme illuminano Ulisse e i suoi compagni. L'eroe cerca di rispondere con calma alle domande del ciclope, perché è consapevole del pericolo che corre. Invoca Zeus, dio dei viaggiatori e protettore degli stranieri, e ricorda al ciclope le leggi dell'ospitalità. Senza parlare del resto della sua flotta, racconta al gigante che la loro nave è stata fatta in pezzi da Poseidone.
Il ciclope ascolta Ulisse e gli dichiara di infischiarsene di Zeus e degli dei. Ciò detto, afferra un marinaio in ciascuna mano e, mentre gli altri lo guardano inorriditi, spacca loro il cervello contro il muro e li divora uno dopo l'altro.
Nel corso della notte Ulisse è tentato di uccidere con un colpo di spada il gigante addormentato. Ma in tal caso lui e i suoi amici si troverebbero rinchiusi per sempre nella caverna, perché non sono in grado di spostare il macigno che blocca l'entrata. La mattina dopo, il ciclope divora altri due marinai, poi esce dal suo antro per portare gli animali al pascolo, rimettendo a posto con cura il macigno che blocca l'ingresso. Durante la sua assenza, Ulisse escogita un audace piano di evasione.
Il ciclope ha lasciato nella caverna un enorme tronco d'olivo. L'eroe e i suoi compagni lo appuntiscono, e quando la sua punta è ben aguzza la induriscono nelle braci del fuoco che cova sotto la cenere. Al calar del sole il ciclope ritorna e divora altri due uomini. Ulisse gli si avvicina con una ciotola di vino di Ismaro.
Il gigante lo assaggia, poi lo tracanna golosamente e ne reclama dell'altro. Quindi chiede a Ulisse quale sia il suo nome per poterlo ringraziare degnamente per quel vino delizioso. Offrendogliene un'altra ciotola, Ulisse gli dice di chiamarsi Nessuno. Con la mente già annebbiata dal vino, il ciclope dichiara che ricompenserà Nessuno divorandolo per ultimo. Poi cade a terra. Ulisse e i suoi amici rendono allora incandescente la punta del tronco, quindi la conficcano violentemente nell'unico occhio del ciclope.
Le urla di dolore del gigante fanno tremare le pareti della caverna. Ulisse e i suoi compagni si rifugiano tremanti lontano dal mostro accecato, chiedendosi in che modo questi reagirà. Alle sue grida, gli altri ciclopi che vivono nei dintorni accorrono e chiedono a Polifemo - di cui Ulisse viene così a conoscere il nome - per quale ragione turbi quella notte tranquilla.
Con voce rotta Polifemo risponde che Nessuno voleva ucciderlo. I ciclopi ribattono che se nessuno gli ha fatto del male, saranno stati certamente gli dei a punirlo, e in tal caso loro non possono far niente per aiutarlo. All'alba Polifemo apre l'entrata della caverna per portare il suo gregge al pascolo.
Ulisse e i suo compagni riescono ad aggrapparsi così bene sotto il ventre delle pecore, che le mani del gigante cieco, che tastano il dorso degli animali via via che questi escono dalla caverna, non riescono a scoprirne la presenza. Una volta al sicuro a bordo della sua nave, Ulisse chiama con alte grida il ciclope e gli rivela il suo vero nome.
Basandosi sulla direzione da cui arriva la voce, Polifemo gli lancia addosso enormi macigni e manca di poco la nave. Allora lancia a Ulisse un solenne avvertimento: poiché i ciclopi sono figli di Poseidone, il dio del mare sentirà il lamento di Polifemo. Il mare sarà eternamente nemico di Ulisse.


GIAN LORENZO BERNINI:
Enea fugge da troia. Roma galleria borghese la Riviera di Ulisse.

Reduci dalla guerra di Troia, diversi personaggi del racconto omerico mossero verso queste aree: Enea, che, prima di raggiungere Lavinio, sostò a Gaeta dove perse la nutrice Cajeta; Corace d'Argo o Dardano, che avrebbe fondato Cori; e Ulisse: ormeggiò le sue navi nell'odierno Golfo di Gaeta, dove si rifornì d'acqua alla fons Artakie; e dove s'imbattè nei terribili Lestrigoni; a Terracina, dove seppellì l'amico Elpènore; al Circeo, dove visse anni d'amore con la Maga Circe; alle Isole Pontine, che disputano al Circeo il mito di quell'amore; fino alla vicina Anzio, che deriverebbe da Antèios, uno dei figli avuti da Circe. E Sperlonga accoglie in un museo i gruppi statuari che ricordano le principali peripezie di Ulisse. Ragioni, dunque, ve ne sono in abbondanza per legare questa mitica terra ad un mitico eroe.

Chi era veramente la Maga Circe?

Come ancora oggi si accavallano varie teorie su chi era la Sibilla di Cuma, anche la maga Circe non ne ha da meno. Trova coincidenza il fatto che nel Circeo vi si trovasse, a dir degli antichi romani, un'erba miracolosa contro i veleni. Ulisse per annullare gli effetti dei filtri di Circe mangerà quest'erba e così potrà salvare i suoi compagni. Secondo un nostro parere Ulisse, partendo dalle sponde del lago di Paola, seguirà i predetti larghi muraglioni attraversando le colline di lecci e sughere per giungere, dopo aver superato il fiume di Mezzo Monte (porta sul precedente capitolo "quale è il fiume che sboccava nel golfo"), sul Promontorio del Circeo. Arriverà nell'antica città dei Circeii ove troverà una donna che aveva catturato i suoi uomini. Potenzialmente l'antica città dei Circei doveva essere abitata ancora dai suoi costruttori che periodicamente diminuivano di numero in quanto dovevano badare alle greggi che stagionalmente facevano transumare nei vicini monti al di là della pianura Pontina. Rimaneva a guardia della rocca un gruppo di uomini, forse comandati da una bella regina. Questo nucleo suppliva alla sua ridotta entità numerica con l'astuzia e l'approntamento di trappole. Non si può escludere che i compagni di Ulisse caddero prigionieri a causa di queste trappole e furono rinchiusi nei recinti vuoti delle greggi dei Circei. Da quanto detto si spiega la similitudine con una bella donna che trasformava gli uomini in animali per rinchiuderli in recinti.
La Maga Circe al Circeo?

Nel tempo molti sono stati coloro che hanno cercato di dimostrare la veridicità della collocazione della Maga Circe sull'omonimo monte. Già all'inizio del VII secolo a.C., in seguito alla navigazione dei Calcidici, l'Isola EEA viene identificata col Circeo. Omero, in una vivace e colorita descrizione delinea questi luoghi negli aspetti paesaggistici e topografici e ne fa la costa ove approdò Ulisse. Le affermazioni di Omero, nel tempo, sono state avvalorate da altri storici, poeti e scrittori di scienze naturali, come Esiodo nel suo Teogonia, Eschilo, Teofrasto, Presudo-Scylax. Apollonio Rodio nelle Argonautiche. Infine Strabone in età augustea, il quale asserisce che al Circeo i sarcedoti mostravano sia il sepolcro di Elpenore che la coppa di Ulisse e i rostri della nave. Ma lo scetticismo è la mancata correlazione del Circeo con le descrizioni dell'odissea, fa dubitare sulla reale collocazione in tale luogo della residenza della Maga. Risolvere questo dilemma, all'inizio del terzo millennio, è molto improbabile, ma provare a confrontare quanto illustrato nell'Odissea con quello che oggi si sa del territorio del Circeo porta a delle interessanti riflessioni. In sintesi, la Maga Circe, secondo la mitologia greca, nasce da Elio e dalla ninfa Perseide. Grazie a delle pozioni magiche ella riusciva a trasformare gli uomini in animali lasciandoli in possesso del raziocinio e liberi di andare sull'isola del Circeo. L'eroe Greco Ulisse la incontrerà nel suo vagabondare e per liberare i suoi compagni, trasformati dalla semidio in maiali, mangerà un erba che lo renderà immune. Infatti Circe, sorpresa dal fatto che qualcuno potesse resistere ai suoi poteri magici, si innamorò di lui e acconsentì a ridare le sembianze umane agli sventurati. Ulisse rimase sull'isola per un anno e, quando decise di partire la Maga gli indicò come avrebbe potuto trovare la rotta per Itaca dalle indicazioni del Tebano Tiresia che avrebbe incontrato da vivo nel regno dei morti. Quanto detto delinea già un primo problema, cioè l'identificazione del Circeo quale isola e non promontorio come d'altronde oggi lo è.

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